Stando agli ultimi aggiornamenti dell’Eurostat, la quota di lavoratori part time dell’Unione Europea di età compresa tra i 15 e i 64 anni è in costante crescita. Nel 2004, infatti, questa quota raggiungeva il 16,3%; nei successivi 10 anni è aumentata fino al raggiungimento del 19,6%. 

C’è da dire che questo discorso non vale per tutti i Paesi dell’Unione Europea; i Paesi Bassi si sono aggiudicati il primo posto con una quota pari quasi al 50% degli occupati, ma per altri Paesi non è così; tra questi troviamo la Slovacchia, la Croazia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e, soprattutto, la Bulgaria, che vede poco più di 2 occupati su 100 essere lavoratori part time. La Germania, l’Austria, la Danimarca, il Regno Unito, la Svezia, l’Irlanda ed il Belgio, invece, si trovano in una posizione intermedia; in questi Stati, circa il 25% riguarda l’occupazione part time.

I lavoratori part time non sono tutti uguali

L’occupazione part time registrata nei vari Paesi dell’Unione Europea ha, però, dimostrato come le differenze di genere continuino ad esistere. Se la quota maschile dei lavoratori part time è inferiore al 9%, quella femminile è sicuramente più alta, superando il 32%. Anche in questo caso, i Paesi Bassi hanno fatto registrare le quote più alte: oltre il 76% delle donne occupate lavora part time.

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